Il nostro Eden

La Sicilia è il quadro più colorato del Mediterraneo, impregnata dell’odore agrodolce degli agrumi. Terra di arte e di artisti, di tradizioni e feste paesane.

“Sicilia bedda” violata ed arricchita da così tante culture.

Tra i primi ci furono i Greci, lasciarono i Templi, ex luoghi di culto trasformati in reliquie di una civiltà scomparsa; ci lasciarono gli anfiteatri, dove ancora oggi vengono narrate le storie degli eroi e degli Dei passati.

Ospitammo gli Arabi, padri delle nostre tradizioni più strette. Costruirono moschee, impianti e palazzi che vennero successivamente ritoccati dai Normanni, così da rendere ogni opera, come si suol dire, “più unica che rara”. Basti pensare agli orli merlettati delle finestre bifore che ornano i nostri palazzi più  importanti, alle decorazioni giocose e geometriche che caratterizzano i centri storici delle città, o i mosaici ricchi di colori e strane sfumature all’interno delle chiese.

I nostri capoluoghi ed i nostri paesi pullulano di arte siciliana, di opere irripetibili ed inimitabili. Dalla vergine annunziata di Antonello da Messina, alla dolce Eleonora d’Aragona di Laurana, alle opere a volte sgraziate ma intime di Guttuso.

Abbiamo musei così belli che sembrano essi stessi delle opere d’arte. Come delle matriosche.

E poi le strade, i vicoli, anche lì si nasconde l’arte. Le pavimentazioni a volte geometriche, a volte irregolari che si inseguono, sembra un gioco, un’illusione.

Credo che in Sicilia esistano due tipi di arte: l’arte grezza e l’arte nobile, lo stesso che scrive Platone sull’amore. Tra i due tipi di arte nessuna è superiore all’altra, sono due perle che impreziosiscono lo stesso merletto.

L’arte grezza è l’arte paesana: i carretti siciliani, le barche dipinte a mano, le persiane colorate, perfino i porti ed i mercati.

L’arte nobile invece è quella scintillante: i teatri, i palazzi, le opere, le tante chiese barocche e/o gotiche.

Credo sia meraviglioso come entrambi i due rami si intreccino incastrandosi perfettamente.

La Sicilia è l’Eden della cultura, ma non solo. Circondata da mari invidiati, venne colorata di arance e limoni, di grano e di viti. Vicino la costa si sente l’odore pungente e salato del mare, la puzza del pesce appena pescato e le grida dei venditori al mercato.

La nostra terra è decorata da montagne, da colline, paure e da coste.

Siamo ricchi di cultura e di bellezze naturali ma credo che la cosa più bella rimangano i siciliani. Anche in questo caso posso, anzi, voglio dividerli in due categorie: gli assistemati e gli incunnati (gli ordinati ed i disordinati), accomunati da un cuore caldo, caldo come quel caffè preso al bar, che con un cornetto “è la morte sua”.

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