VAN GOGH MULTIMEDIA EXPERIENCE

«Che cosa sarebbe la vita se non avessimo il coraggio di correre dei rischi?» (Vincent Van Gogh)

È con questo spirito che il pittore post-impressionista ci accoglie al Complesso Monumentale Guglielmo II, situato nell’omonima piazza nel centro storico di Monreale. La mostra permette di compiere un viaggio virtuale dell’arte e della vita di Van Gogh, attraverso delle immagini. L’atmosfera è inoltre arricchita da giochi di luci, suoni e colori, che accompagnano il visitatore in questo percorso magico.

L’esposizione si compone di una grande stanza adibita alle proiezioni, attraverso dei pannelli di quasi tutte le opere del pittore in ordine cronologico. Ciascun pannello è costituito da una serie di dipinti e disegni appartenenti ad un specifica parte della vita dell’autore, che viene anch’essa brevemente esplicata in delle didascalie, arricchite da frasi del pittore.
In un’altra stanza un visore VR trasporta il visitatore direttamente nella casa dell’autore con la possibilità di spostarsi da una stanza all’altra con il semplice tocco di un dito.

Non è tutto virtuale: in una delle tre stanze aggiuntive, si trova la riproduzione della stanza da letto di Van Gogh; nell’altra una serie di vestiti da donna con i tessuti che ricordano i quadri più importanti, tra cui La notte stellata.

Van Gogh, autore di quasi novecento dipinti e oltre mille disegni, ha vissuto una vita così tanto tormentata che risulta difficile crederla vera. Egli era solito fare uso di assenzio ed automutilarsi, fu funestato da malessere fisico ed ebbe un’amicizia burrascosa con Gaugin. Tutti questi aspetti della sua personalità spingono l’autore a riempire la tela di un velato tormento, che è capace di colpire gli occhi e il cuore dell’osservatore.

 

Van Gogh realizzò, in regalo al fratello Theo Van Gogh e a sua moglie per la nascita del loro figlioletto, il Ramo di mandorlo fiorito. Si tratta di rami di mandorlo dai petali bianchi, quasi perlacei, che Van Gogh poteva vedere nei campi, quasi sotto le sue finestre. Erano i primi a sbocciare nell’imminente primavera, quando l’inverno non era ancora finito ed egli li associava alla rinascita e alla speranza. Questo dipinto è stata legato ad un momento di quiete e serenità che non è durato a lungo. Le crisi, infatti, sarebbero riprese con più violenza, fino alla scelta finale di suicidio. Resta comunque piacevole immedesimarsi in un quadro che riesce ad ispirare, più di qualsiasi altro nella storia dell’artista, un’atmosfera di tranquillità e pace.

 

Fabiola Sarno

 

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