#FreePatrickZaki

Patrick George Zaki è il nome dello studente egiziano che stava svolgendo un master presso l’università di Bologna prima di essere stato arrestato venerdì 7 febbraio all’aereoporto del Cairo.

Zaki è costretto a rimanere in carcere e in condizioni vergognose. Afferma di essere rinchiuso in una cella con altre 35 persone, con una sola latrina e una finestra piccolissima. È stato bendato per 12 ore e picchiato violentemente, ed è stato torturato con scariche elettriche; è tuttora bloccato e pensa che la sua colpa sia quella di aver fatto una tesi sull’omosessualità.

Patrick George Zaki è stato inoltre accusato di aver tentato di rovesciare il regime egiziano e di avere contatti e informazioni con Giulio Regeni.

In Italia si sono scatenate le proteste, partendo dai social network con l’hastag #FreePatrickZaki, per far sentire la propria voce e manifestare l’indignazione e la rabbia contro questo arresto insensato e infondato. Le autorità stanno facendo il possibile e l’Italia sta agendo per trovare una soluzione al più presto.

Le proteste sono state attuate anche nelle piazze del nostro Paese, principalmente in piazza Maggiore a Bologna, dove decine di migliaia di persone si sono riunite per manifestare e fare rumore. Molteplici sono le voci di volti noti che hanno manifestato il loro dissenso ed un certo senso di frustrazione riguardo a questo arresto.

Inutile dire che non vorremmo un altro caso Regeni.

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